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Stralugano

Domenica scorsa sono andato a correre la Stralugano, che − formalmente − è stata anche la mia prima gara all'estero, nonché prima visita a Lugano. Anche se è a pochi chilometri dal confine con l'Italia, la città è tipicamente svizzera: bastano pochi passi in centro per rendersi subito conto della differenza di architetture. Il lago era splendido, complice una calda giornata di maggio che assomigliava più a un giugno inoltrato. Mi rendo conto che, ancora una volta, ho dimenticato la crema solare e, difatti, al termine della gara mi sono ritrovato con la tipica abbronzatura a strisce dovuta alla canotta.  L'edizione 2017 della gara è stata da record: diversi approfondimenti e interviste si possono leggere sul blog di Nicola Pfund. Oltre 5000 runner e una grande festa. Mi dicono che ci sono state alcune modifiche rispetto alle edizioni precedenti, che probabilmente hanno influito nel generare una così elevata affluenza: prima fra tutte, spostare alle 10 l'inizio della ga…
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A che serve la scienza? Una storia di aquile e di polli

Sabato scorso ero a Lugo (RA) per tenere una conferenza divulgativa per l'Università per Adulti. Parlavo di onde gravitazionali e al termine del mio intervento c'è stato il solito tempo libero per domande e commenti. Una persona è intervenuta con la classica sempreverde domanda: a che servono le onde gravitazionali? Sono quelle domande che ciascuno scienziato ha sentito ben più di una volta nella sua vita. Da giovani ci si infervora nel rispondere pensando di poter convincere l'interpellante; dopo un po' di anni, passato un momento di scoraggiante disappunto, si prova il fervente desiderio di tirare una scarpa all'indirizzo dell'ingenuo di turno. Tuttavia, un evento che mi è capitato qualche giorno fa, mi ha convinto a tornare sull'argomento e a scrivere questo post. 
Oltre a fare scienza, io corro. In questo periodo, sto partecipando al Fosso Bergamasco, una serie di undici gare su distanze tra 6 e 8 km, che si svolgono ciascuna settimana in diversi paesi…

45a Maratonina dei Laghi

Questo fine settimana mi trovavo in Romagna per lavoro e ho colto l'opportunità per correre la Maratonina dei Laghi. Si tratta di una delle più vecchie maratonine italiane, dato che la prima edizione è stata nel 1973. Arrivato a Igea Marina mi rendo subito conto che sarà molto dura, perché il termometro segna già 19°C e la cosa mi coglie un po' di sorpresa. Da Pasqua ci sono più giornate di pioggia che di sole, le temperature sono un po' al di sotto della media stagionale e solo venerdì sera avevo partecipato alla terza tappa del Fosso Bergamasco a Cortenuova di Sopra (BG), completandola giusto prima che iniziasse a piovere. Già sabato, quando ero arrivato a Lugo, mi ero trovato di fronte a un salto termico notevole, che si era acuito domenica mattina: alle 7 del mattino, quando sono partito da Lugo, il termometro dell'auto segnava 16°C.  Quando arrivo a Igea Marina, sono già al lavoro i volontari che smistano le auto in arrivo verso i parcheggi della zona. L'orga…

Monza, 6 maggio 2017: una riflessione

Sabato 6 maggio 2017, ore 5:45, autodromo di Monza. La Nike ha organizzato un evento per portare un atleta a correre una maratona in meno di due ore. Il record attuale di 2h02m57s è detenuto da Dennis Kimetto, registrato alla maratona di Berlino nel 2014. Nel 1989, Péronnet e Thibault avevano elaborato alcune estrapolazioni a proposito dei limiti fisiologici umani nella corsa (riportato da T. Noakes, The Lore of Running). Se Bolt, col suo 9.58s è molto prossimo al limite biomeccanico umano di 9.37s, per la maratona c'è ancora ampio margine di miglioramento per arrivare al limite di 1h48m25s (!). Inoltre, i due studiosi prevedevano che si sarebbe andati sotto le due ore entro il 2028.  La Nike ha dunque organizzato questo evento all'autodromo di Monza, quindi un tracciato piano di circa 2.4 km da ripetere 17 volte, asfaltato, senza ostacoli, condizioni meteo quasi ottimali, scarpe appositamente studiate, lepri, ecc. Ciascuna cosa che poteva portare a limare anche un solo secon…

Se l'Universo brulica di alieni, dove sono tutti quanti?

Il titolo è una frase attribuita a Enrico Fermi. Nel 1950, durante un pranzo con Emil Konopinski, Edward Teller e Herbert York, il fisico italiano prese spunto da una vignetta apparsa sul New Yorker per capire se poteva esserci o esserci stato un contatto con civiltà extraterrestri. Con una serie di stime per ordini di grandezza, tipico modo di ragionare di Fermi, il fisico italiano concluse che doveva esserci vita intelligente nell'Universo oltre a quella sulla Terra. Pertanto, se non c'era stato contatto sino a quel momento era probabilmente perché: (i) i viaggi interstellari sono impossibili; (ii) se possibili, non sono considerati fattibili in termini economici o di ritorno valutabile; (iii) le civiltà sufficientemente avanzate dal punto di vista tecnologico non durano tanto a lungo da realizzare l'esplorazione spaziale (si veda il resoconto di R. H. Gray). Molto più pessimista fu M. H. Hart, in un articolo pubblicato nel 1975. Ancora una volta si parte dalla consider…

Corse epiche

Domenica scorsa, 9 aprile, ci sono stati molte gare podistiche in tutto il mondo. In particolare, mi ha colpito cosa è successo alla maratona di Rotterdam: nel video qui sopra, si vede l'arrivo dell'ultima runner, Kelly De Ridder. Il cronometro segna oltre sei ore e mezza, anche se il tempo finale ufficiale è di poco meno di sei ore. Eppure, c'è ancora folla ai lati, auto e moto di scorta, coriandoli che vengono sparati in aria, il pubblico applaude e la runner risponde alzando le braccia in segno di vittoria. È una festa, è gioia di vivere, come dovrebbe essere un evento sportivo.  Curiosamente, proprio nei giorni scorsi si discuteva su Twitter del solito tormentone sulla soglia delle quattro ore per correre una maratona e mi ha colpito una citazione di Roberto Albanesi riportata da Giovanni Boccaccio: "Correre una maratona non è epico!"
Tuttavia, cos'è epico? Prendiamo l'eroe epico per eccellenza, ovvero Ulisse. Dimentichiamoci di Omero, dell'Iliad…

Scienza e superstizione

L'immagine qui sopra mostra un antico testo cinese scritto su seta e risalente al 168 avanti Cristo (Mawangdui tomba 3, J. S. Major & C. A. Cook, Ancient China: a history, Routledge, 2017). Si tratta di una specie di prontuario dove si associano differenti tipi di disastri a varie morfologie cometarie. Ho preso questo esempio, ma potevo prenderne molti altri: il gatto nero che attraversa la strada, venerdì 13 o 17, i numeri 13 e/o 17, il ferro di cavallo, toccare ferro,... (qui altri esempi). Ciascuna volta, si stabilisce una correlazione causale tra un certo evento e una disgrazia o un colpo di fortuna. Superstizione, appunto. Se ne parlate a un ricercatore, quasi sicuramente sorriderà, magari anche scuotendo la testa con fare di compatimento. Il problema è che poi il ricercatore, tornato nel suo ufficio, si metterà a fare esattamente le stesse cose (ovvero, correlazioni), seppure in chiave moderna, ovvero dispiegando una cortina fumogena di titoli accademici e trincerandosi…